10.11.05

Tarantella e tarantismo

La tarantella

Alcuni studiosi affermano che la tarantella abbia avuto origine dalle danze in onore al dio Dionisio, in cui i ballerini usavano una vesta chiamata “tarantinula” o “tarantinidion”.

Il tarantismo è una danza estatica e/o di possessione atta ad autoindurre stati di trance e di modifiche alla coscienza, (simile a quelle afroamericane come macumba, vudu, santeria e candomblé) con il fine di eliminare i sintomi di una malattia o la malattia stessa.

La causa del tarantismo è attribuita al morso di un ragno velenoso nei punti piú nascosti ed intimi del corpo umano. Questo accadeva durante la raccolta nel periodo estivo in particolare nelle ore meridiane. Il soggetto colpito diventava irrefrenabile, cancellando ogni forma di inibizione che si mostrava anche in uno sfrenato erotismo sessuale.

Le tarantelle terapeutiche venivano eseguite giá nel XV secolo. La velocità d’esecuzione era importante perché accellerandola, diminuiva il tempo occorrente alla guarigione.
La durata della tarantella poteva variare da pochi minuti ad un’ora o da un giorno a una settimana.

Il ritmo della tarantella era originariamente die 2/4 o 4/4, ma esistono anche documenti che confermano il tempo di 3/2. La presenza di numerosi gruppi irregolari di terzine ha trasformato la tarantella in ritmi di 3/8, 6/8 e 12/8.
I numeri corrispondenti all’unità di misura hanno dei significati mistici:
Numero 1: fuoco purificatore/tarantola maschio
Numero 2: Magna Mater o Terra
Numero 3: il cielo o numero, idea dell’uomo
Numero 6: il fuoco erotico (Venere e/o Vergine), e/o la tarantola femmina.

Dividendo inoltre 6 crome in 2 gruppi di 3 o in 3 gruppi di 2 (2 = femminile, 3 = maschile), si stabilirebbe una catena tra cielo e terra.
L’alternanza dei gruppi ritmici metteva in contatto il corpo dell’ammalato con il suo spirito. In questo modo l’ammalato superava la malattia immedesimandosi nella malattia stessa. Chi eseguiva queste poliritmie era il suonatore del “tammuriello.” Anche i movimenti del tamburello aveva i suoi significati simbolici: l’abbassare o l’alzare del tamburello, corrispondenti al piano orizontale e verticale, erano legate rispettivamente alle simbologie di corpo/terra e cielo/spirito.

La struttura della Tarantella si basa sue due o tre frasi musicali, raramente una. Le frasi musicali composte da 8 battute vengono suddivise in due semifrasi di 4 battute. Fra le frasi o i periodi spesso ricorre il passaggio dal modo maggiore a quello minore o viceversa.
La durata delle tarantelle moderne è di mediamente 2 a 5 minuti.


Strumenti della tarantella napoletana

‘Nacchere e Castagnette: Sono due strumenti del tutto diversi, pur appartenendo alla stessa famiglia degli idiofoni. Simili alle nacchere spagnole sono le “castagnole” dette “nacchere napoletane.” Quest’ultime differiscono dalle nacchere spagnole per la grandezza e per l’uso: Sono piú piccole e vengono usate per marcare o sottolineare i punti piú caratteristici del ritmo di danza e hanno espliciti simboli sessuali incisi all’interno (maschili per le nacchere maschio, femminili per quelle femmine).
Le castagnette sono formate da una parte centrale e due parti laterali. La parte centrale, piatta, ha forma tonda o ovale inferiormente, mentre quella superiore a spatola forma il manico con cui s’impugna lo strumento. Le due parti laterali, grandi quanto la parte inferiore di quella centrale, sono leggermente concave e vengono legate con dei nastrini a quella intermedia, tramite dei fori praticati in tutti e tre i pezzi di legno, all’altezza corrispondente alla base del manico. Scuotendo lo strumento, i legni laterali urtano, contro la parte centrale, producendo il caratteristico suono.

‘O tammuriello (tamburello): Ci sono due tipi di tamburelli napoletani: Il primo tipo è formato da una fascia circolare di legno (il diametro varia da 20 a 30 cm) e la cui altezza non supera i 7 centimentri. Viene ornato con ciuffi di nastrini colorati. Possiede dei piattini di latta, “’e cimbale”, inseriti nella cavità di forma ovale o rettangolare. Il secondo tipo ha in piú una pella animale (di pecora, capra o coniglio) tesa sulla fascia circolare. Il tamburello si suona nei seguenti modi: percuotendo la pelle con tutta la mano; percuotendo con il palmo della mano il confine tra pelle e bordo legnoso; tamburellando con le dita sulla pelle; scuotendo il tamburello, in modo da far sentire il solo suono dei piattini di latta; nel “modo maschile”, tenendolo con la mano sinistra e percuotendolo con la destra; nel “modo femminile”, tenendolo con la mano destra e percuotendolo con la sinistra.

‘O triccaballacche (etimologia incerta, parzialmente onomatopeica. Pare che derivi anche dal “talabalacco” che i saraceni usavano suonare in battaglia): È uno strumento misto, perché allo stesso tempo a percussione e a scuotimento. È formato da tre barre di legno alla cui sommità sono applicati trasversalmente altrettanti cilindri di legno, formando cosí tre martelli. Sul lato esterno dei martelli laterali sono applicati dei piattini di latta.
Viene usato per scandire il ritmo e si suona facendo cozzare i martelli laterali, che sono mobili, contro il centrale che sono fissi. Scuotendo lo strumento, in modo da far vibrare i soli piatti di latta, si ottiene una specie di fruscio evocante il sussurrio del mare o per creare atmosfere marine o comunque sentimentali.

‘O putipú (definizione onomatopeica, sintesi del suono emesso dallo strumento): È costituito da una cassa acustica, una membrana di pelle o di tela grossa e da una canna di bambù. L’estremità inferiore della canna di bambù viene inserita in un foro praticato al centro della membrana. Si legano strettamente le due cose e si fissa il tutto sul bordo superiore della cassa acustica. Si suona sfregando la canna di bambù dall’alto in basso con la mano inumidita o con una pezzuola bagnata. Le vibrazioni emesse nella pelle producono il caratteristico suono umoristico.

‘O scetavajasse (dal dialetto napoletano “sceta”: sveglia, “vaiasse”: serve popolane di facili costumi, maliarde e fattucchiere): Questo strumento è composto da due bastoni di legno: uno liscio, che si impugna con la mano sinistra ad una estremità, poggiandone l’altra sulla spalla o sul petto. L’altro bastone è dentellato e ha dei piattini di latta fissati superiormente. Si impugna con la mano destra come se fosse un archetto di violino e si sfrega con forza sul primo. Con lo scuotimento dei piattini si ottengono atmosfere suggestive che evocano le onde del mare. Entrambi i bastoni sono ornati con vivaci nastrini colorati oppure con lavori d’intarsio e piccole sculture.

Per approfondire l’argomento vedi anche:
http://www.virtualsorrento.com